Cgil e Cisl insorgono dopo l’annuncio di un possibile stop del Servizio Universale da parte di Poste Italiane: qual è la situazione?
La notizia secondo la quale Poste Italiane potrebbe interrompere il Servizio Universale, a partire dal 2026, ha scosso i sindacati, i quali sono subito insorti per chiarire la situazione e per garantire equità sociale alla popolazione. È stato proprio l’amministratore delegato di Poste Italiane, due giorni fa, a comunicare la possibile interruzione del servizio. Dunque, il Servizio Universale non sarà rinnovato?
Con Servizio Universale si definisce un insieme di esigenze di interesse generale legate al mondo delle telecomunicazioni e delle poste, per garantire equità sociale. Tali esigenze sono assoggettate a normative europee. Come impone la UE, per garantire coesione sociale, senza discriminare i territori isolati, il Servizio Universale impone un servizio postale a tutti i cittadini, riguardante la raccolta, lo smistamento e la distribuzione della posta. Ma ora qual è il suo futuro?
Chiarita la natura di questo servizio, lo stesso Matteo Del Fante, amministratore delegato di Poste Italiane, non assicura nulla sul futuro del Servizio Universale. Cisl e Cgil insorgono, accusando Poste Italiane di tradire la sua filosofia di base, ossia quella di assistere tutti i cittadini, in qualsiasi zona d’Italia, per ricercare un maggiore profitto, trasformando il gruppo Poste Italiane Spa in un soggetto “prettamente finanziario”.
Il blocco del Servizio Universale può avere conseguente pesanti sui lavoratori e sulla vita quotidiana di tantissime persone. Il Servizio Universale è fondamentale per garantire una consegna in ogni zona del territorio, e per dare modo a tutti i cittadini di poter usufruire ovunque dei servizi di Poste Italiane. Ma alla notizia se ne aggiunge un’altra, non troppo positiva.
L’azienda, infatti, avrebbe ceduto al mercato il 15% delle azioni, e questa mossa potrebbe essere il principio di una trasformazione in società finanziaria. È dovuta intervenire anche Giorgia Meloni sulla questione, la quale ha dichiarato che Poste Italiane è e resterà “un avamposto dello Stato”. Tuttavia, le rassicurazioni servono a poco e lo scenario è di tutt’altro tipo.
Poste Italiane fa il proprio interesse? Raffaele Roscigno, segretario generale di Cisl, cerca di abbassare i toni, affermando che non è detto che Poste Italiane abbia intenzione di rinunciare al Servizio Universale, ma è importante che smentisca immediatamente tali supposizioni. Comunque sia, anche per Cisl, se si dovesse creare uno scenario del genere, si determinerebbe una condizione deleteria per tutto il Paese.
Il Servizio Universale rappresenta un pilastro della comunità, poiché garantisce il diritto all’accesso ai servizi postali a tutti i cittadini. La rinuncia a un servizio del genere significherebbe discriminare le aree più isolate del territorio, tagliando fuori milioni di persone. Sarebbe una mossa scorretta che creerebbe forti squilibri sociali. L’azienda “pubblica” ha l’obbligo di servire tutti i cittadini.
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