Per nascondersi dalla guardia di finanza aveva costruito un bunker. Un seminterrato a cui si poteva accedere da una sauna attraverso un meccanismo ben nascosto e azionabile solo dall’interno. Vincenzo Malvini, 55 anni, al centro di un’inchiesta della procura di Asti su una truffa da 20 milioni ai danni della società dell’ex presidente della Camera dei deputati Irene Pivetti, è stato latitante per un mese, vivendo in questa specie di tana di 10 metri quadrati allestita nel territorio di un comune dell’hinterland di Milano.
E così ha reso onore alla fama di personaggio dalle mille risorse e dall’ingegno capace persino di stupire i giudici del tribunale astigiano, i quali, quasi con una punta di ammirazione, ne hanno annotato le “indiscutibili doti di falsario”. L’operazione delle Fiamme Gialle chiamata “Warranty” era scattata ai primi di febbraio con dieci ordinanze di custodia cautelare (otto in carcere, due ai domiciliari) e perquisizioni in tutta Italia. I destinatari dei provvedimenti erano i componenti di un gruppo di persone che a botte di documenti falsi, società create ad hoc e bilanci taroccati riusciva a mettere a segno truffe ad ogni livello, passando con disinvoltura dalla richiesta di un prestito al riciclaggio di denaro all’estero e dall’acquisto a scrocco di una cucina Scavolini (51 mila euro mai versati) al maxi-raggiro alla Pivetti. Tra il maggio e il luglio 2020, subito dopo la prima ondata della pandemia di Covid, la Only Logistic Italia, di cui l’ex presidente della Camera è amministratrice, fu convinta a vendere sette milioni di mascherine chirurgiche per un valore di oltre 19 milioni. Ma alla fine dei giochi la merce non fu pagata. L’imbroglio venne portato avanti con due fidejussioni fasulle di una banca di Asti e l’intermediazione di una società bulgara gestita da un personaggio fittizio, una figura inventata dalla banda. I guadagni erano abbastanza sostanziosi, e permettevano agli indagati di togliersi qualche sfizio. A uno di loro la guardia di finanza ha sequestrato una barca Boston Wahler modello 370 Outrage (insieme a tre motori per un valore complessivo stimato in 245 mila euro) ormeggiata nel porto di Olbia. L’indagine è stata piuttosto laboriosa. Il gruppo, hanno scritto i magistrati, “agisce e spazia in ambiti disparati”, e spiccava “la mancanza di un filo conduttore” che permettesse di capire come i suoi componenti riuscissero a procurarsi le informazioni indispensabili per i loro traffici. Alla retata era sfuggito l’uomo che secondo gli inquirenti era il pesce più grosso: Vincenzo Malvini, 55 anni, di Cinisello Balsamo. L’ordinanza di custodia cautelare spiega che i consociati lavoravano sotto “la sua direzione e la sua regia”. Nel suo nascondiglio, a quanto pare, non aveva rinunciato agli attrezzi del mestiere: gli investigatori avrebbero trovato, infatti, una sorta di laboratorio per la produzione di documenti falsi.